Era nel 2002, a maggio, quando ricevetti la lettera di chiamata al servizio di leva militare.
Dopo numerosi rinvii per motivi di studio, a ventisette anni la legge prevedeva l’obbligo di presentarsi al corpo, anche se gli studi non si erano ancora terminati (effettivamente mi sono laureato molto tardi, circa tre anni dopo).
Feci l’addestramento (il famigerato c.a.r., il centro addestramento reclute) a Trieste, caserma San Giusto.
Ricordo che dopo due settimane dal reclutamento ebbi una crisi depressiva. Non ero l’unico, ma bisogna dire che i ragazzi simulavano malessere per farsi riformare. Invece io stavo veramente male, il mio sconforto era totale: crisi fortissima e pensieri di morte. Comprensibile.
Mi mandarono a Baggio (MI) al Centro Ospedaliero Militare per accertamenti; il tenente medico – una brava persona – mi propose un mese di riposo per poi fare un ulteriore tentativo di completare il servizio. Mi convinse.
La seconda volta andò meglio: presi l’allontanamento da casa e il dover sottostare a tutta quell’assurda messinscena con più filosofia (lo dico senza polemica, in fondo tutta la vita è un teatro). C’era chi si divertiva; adesso ero del club. Imparai a segnare il passo.
