Il randagio

C’era in strada un cane randagio, magro e sporco. Veniva da chissà dove. La vita gli era andata sempre malissimo fino a quando, vagando, trovò una finestra illuminata  e gli si avvicinò. Era la finestra di una cucina e da lì usciva un buon profumo. Sì mise ad abbaiare sperando di ricevere attenzioni, ed infatti le ottenne. I padroni presto gli si affezionarono e gli garantirono cibo e cura. 

Il cane era ben  furbo ed apprendeva tutto ascoltando ed osservando, imitando gli umani. Andava quotidianamente a prendere il giornale, così imparò a leggere; guardando la televisione smise di abbaiare e si mise a parlare.

Quando si mise pure a fare di conto,  convinse tutti che era meglio che si occupasse lui dell’ economia domestica. Ormai  comandava lui, ma la convivenza durò ancora poco: decise che la casa non era più adatta ad altri esseri viventi,  così cacciò fuori tutti gli altri, ringhiandogli contro.

Ma, quando la casa fu vuota, ben presto si rese conto di non godere più dei servigi d’un tempo. Smise di parlare, dimagrì nuovamente e si ammalò.  Morì solo, come un cane randagio.

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